02.23.12
23 febbraio 2012: Dt 30,15-20 Lc 9,22-25
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Davanti a noi, Signore,
poni la vita e la morte, chiedendoci di operare una scelta e di ratificarla giorno dopo giorno.
Scelta non ovvia, lo so: alla vita che è Dio, alla vita che è Dio, si perviene per un processo di svuotamento del proprio ego,
divenendo Cirenei di questo secolo, di questo momento, con la consapevolezza che è ad un passo la possibilità di perdere Lui come “oggetto” per ritrovarlo fratello, oppresso, clandestino, diseredato, abbandono, voce senza voce.
Il cristianesimo non può essere un insieme di regole, di forme prive di contenuti!
L’essere discepoli di Cristo ci richiama il dover essere radicali nella nostra scelta, fino alla fine, comunque!
Non, allora, uno sforzo moralistico, non allora un ossequio a leggi, prescrizioni ed “obbedienze”, per migliorare il proprio carattere e le proprie abitudini.
A questo punto, Signore, la risposta al tuo interrogativo di sequela, non si fa affatto facile, sebbene sempre “sì” monosillabico è!
“Se uno vuol venire dietro a me…” non è facile comprenderne il senso e lo sbocco finale: pietisticamente ci hanno illuso dicendoci che la tua sequela è sofferenza è morte, è dolore, è rinuncia, è abbandono!
Leggendo stamani, pregando stamani, scorgo la bellezza di una “meta” altra, diversa, nuova, luminosa, che è sempre stata agli di pochi, ma non ti tutti!
Si chiama RESURREZIONE, meta finale di ogni cammino quaresimale e pasquale, appunto.
Vita salvata. vita in pienezza, al cui confronto tutto scivola via.
Scelgo questa vita, Signore, non obbedienza servile, non ripiego su di me, ma ascolto alla tua Parola, che mi tiene unito alla mia famiglia, alla mia comunità, ai miei fratelli sordi, ai miei fratelli ottusi, ai miei fratelli che hanno fatto di te il paladino dei loro militari ideali di imposizione e non di amore!


